io a berlino ci sono stata con il calvo, un mese e mezzo caldissimo dell'anno più caldo. ed ero tutta ventitrenne piena di mondo sotto ai piedi, ai miei piedi... e se ci credi m. mi regalava anime salve su una musicassetta per dirmi che mi amava come una donna ama una donna... prima che cominciasse tutta la storia dei mojto con le foglioline di menta triturate dal barista coi capelli lunghi... che poi in un mondo a parte sviluppatosi in pochi anni hanno avuto un grosso valore, morale. prima che mi chiamasse la sera di capodanno per dirmi dove era finita, a casa di chi conosciuto fuori al tabaccaio, e che smettesse di dirmi le cose come tutti... perchè io sto zitta e ascolto e il silenzio sembra un giudizio interminabile che si allunga sul passato comune delle pizze e le chitarre e i fine settimana a gaeta coi fidanzati a giocare a beach volley col pareo senò si vede che c'ho un cuscinetto di cellulite. solo una volta, tutto... e avevo diciassette anni, dopo è stata sempre una questione di prospettiva.
e magari dormire... che non so domani come si fà con 10 ore a lavoro e i protocolli e le responsabilità da attribuire a un tipo a belluno che mi piaceva anche il nome, ma non ha voglia di lavorare... e poi in fondo quando mi rilasso, quei due minuti ogni tanti minuti, certe luci sorridono, proprio coi denti, o sono rumori di fondo ma mai persone... le persone accennano modi di essere con la pelle del viso e non sanno nemmeno perchè, non se lo ricordano... e fanno una musica breve... non mi posso fidare. mi guardo le spalle domani e dopodomani e anche ieri. poi non so più lamentarmi per bene, so soltanto contarmi le costole e sentire ancora il piacere piccolo di un pezzo che si stacca che non è sul mio stomaco ma vorrei che fosse da lì che cade, in questa casa vecchia per rimanerci, piena di gente nuova, io per prima che mi spezzo le doppie punte come hobby e sono davvero brutta che mi dispiace quasi che lui creda di amarmi ancora, come quando non avevamo progetti. e non avevamo niente proprio. per fortuna. che va via.
una luce che viene e va via... porta sorpresa, gioia breve, fastidio, domande domande e agitazione e così sempre, in tutte le circostanze, gli umori si mischiano mentre guido che non sono mai abbastanza avanti... mai abbastanza arrivata, e se spengo il motore resto lì perplessa che anche sudare diventa un valore nel silenzio delle idee. ho cose da fare, tante, ma non è questo... è che ho paura dei gechi sulle pareti del muro del giardino che me li sento addosso di notte più trasparenti di me che s'insinuano su per le narici. ho paura di tutto che faccio troppa fatica a tenere il cuore fermo, soddisfatto mentre pompa piano. mia nonna adesso abita con noi e si stupisce che mi vede mezz'ora al giorno, forse. il resto del tempo gioco con la mia testa e per farlo scelgo un silenzio idiota di un posto in alto rispetto a tutte le cose e le persone. salgo le scale di marmo scuro e mi vedo come un'ombra nello specchio del mobile scarpiera... sono magra che faccio schifo e cammino lentamente sfidando quell'immagine con un'insolenza perversa... non mi riconosco, ma so che è una frase che non ha senso. volevo dire ti voglio bene, volevo dirlo a tutti cantilenandolo, volevo dirlo piano ad effetto o ridendo per la gioia, ma non so bene perchè, a discolpa di cosa... in questo tempo schiacciato che gonfia i polpacci, una luce non è una luce, è un faro negl'occhi in via g. 74.
se vuoi saperlo siamo rimasti io e un'altra, vestita di marrone. poi un signore piccolo con gl'occhiali da miope che se la prendeva coi cinesi e un uomo panciuto e con la barba che se la prendeva con gl'americani. io in mente me la prendevo con 600 euro senza garage e me lo fa sapere solo lunedì. per il resto, se qualcosa c'è rimasto, non sono le tue labbra piene che annusavo con la testa e ricordavo sulla lingua, prima di dormire con le scarpe e le calze... prima, quando ognuno di noi sarebbe morto per l'altro... adesso perchè morire? non è poi così poetico come un paio di scarpe rosse.
in mansarda di notte c'è il barbagianni che si ascolta respirare dall'albero, il suono come di un uomo che affannasse d'estate sul balcone dopo un'indigestione. faccio fatica a dormire, con senza pennuto ingordo là fuori. ho dato del cafone all'avvocato che non ho mai più chiamato avvocato ma solo v. per ricambiargli il favore. volevo sputargli addosso ma avevo un vestito troppo femminile per farlo e m'è sembrato estetico non turbare l'armonia dell'universo. lui avrebbe voluto picchiarmi col casco della moto ma eravamo in presenza di mio zio il vicequestore e di quell'altro diplomatico del mio uomo sindacalista. l'unica umana ero io e non avevo i jeans. il tutto mi fà rabbia ma mi fà ridere... il parlare dei soldi, le premesse sulla condizione sociale buttate lì come la somma della pochezza degl'uomini... che s'incontrano per incastrarsi, per mostrare la coda variopinta e gioire. prima v. aveva gioito per giorni, nel suo mondo di coca e affari. poi ad un tavolo di un bar avrebbe voluto prendere la cinghia dei pantaloni e sfregiarmi le ginocchia... perchè gl'avevo rovinato la gioia, la gioia del mosaico di se stesso construito con cura e contatti oscuri, modi leziosi e soldi, soldissimi. penso di essere stata appena odiosa, e mi pento di non essere stata puttana.
e mentre siedo curva il fumo risale le pareti, insieme al caldo e al sudore in senso opposto. e dimentico in quale giorno decisi che valesse la pena.
che tu sia comodo, nei giorni e sere e notti ...che ignori il ponte che inizia sulla mia mano, in bilico su di me in bilico che fingo il rosa. della pelle. dov'è finita chi diceva: 'io non ci sono più, contro che lotti?'. se oggi spingi, cado e mentre affondi io stringo: voglio morire con te: così.
l'avvocato ha ripetuto 10 volte che lui è avvocato... nel giro di un'ora e mezza. io sentivo di avere una prateria nello stomaco, immensa, su cui nessuno avrebbe cavalcato. ho pensato fosse davvero un bell'uomo, solido come dico io, di quelli che nemmeno 40'anni e chiamano ancora i drogati 'drogati', con le foto dei figli nel portafogli - le ho viste-, di quelli con gl'occhi seri, chiari e un bel completo blu pieno di spalle. e gl'occhi seri, su mio sedere nello specchio dell'ascensore. nel mondo sottostante la mia pelle le sue labbra che dicevano di vita ma solo di soldi mi mordevano forte. ho sentito la tristezza del salmone appena pescato che non farà mai più uova ma solo antipasti di mare nelle trattorie. ha detto molte volte il mio nome e come sempre non ho saputo frenarmi dall'immaginarlo mentre è nel letto con sua moglie, senza parole superflue, che le bacia il collo e ritorna una persona normale. chissà. non sono arrossita perchè sto crescendo, però penso sempre le stesse cose. e non m'insospettiscono mai i regali degli sconosciuti.
qualcosa succede dietro al cancello di ferro battuto nero, aperto. prima di attraversarlo chiude la borsa e la poggia sulla testa, per non prendere altra acqua. nella testa due lettini di legno di pino marrone con i piumoncini a fiori, uno rosso e l'altro blu. due vocine piccole, dormi? no e tu? si. winnie too comparirà la mattina dopo una notte di incubi da bambino e sonno pesante... e sarà bellissima, vestita da indiana d'america, con la bocca di plastica piccola e scura che profuma di talco. dalla cerniera malchiusa della borsa casca mezzo pacchetto di fruit joy, però i capelli sono salvi fino alla macchina che profuma di droga. non si fà una canna da molti mesi per non crollare dentro ai posti, sopra ai letti, sulle sedie di chiunque o durante i primi quarti fino alla serie A. sotto ai capelli un tavolo bianco, plastificato, e non è la rai prima di dante boccaccio e poliziano e tanti altri quasi volgari, e in mezzo le crostatine al cacao piene di risate al senso di colpa, me la fai tu la versione dal latino? si però stanotte. mentre dorme, dormono tutti, ma lei dorme di più e la camera è ricoperta di doghe di legno, sembra di stare nell'america shabby della casa della prateria. prima dei cure, di jeff buckley, dei ramones e clash, e degli smiths. prima c'era dolores, dozzinale melliflua e anoressica e perfetta per prepararsi a perdere la verginità che non è altro che l'involucro che ti protegge dalla depressione post-deserto dei tartari o la scimmia nuda o tante oscenità che winnie too sverrebbe, ovunque sia adesso. la macchina parte con gl'alice in chains che quasi tutti assumono lo stesso umore intonato al tempo e al governo. sotto al sedile un paio di ferrarelle vuote e poco spazio anche per dei piedi medi dentro a scarpe piccole e comode e poi bagnate da mal di gola. sotto i piedi i ciottoli di amalfi e sorrento e due completini canotta e shorts, uno rosa e uno azzurro, col disegno di un pesce palla rosso e nelle foto ormai si vede solo vicino a dei visi piccoli che sorridono senza denti. mi spinge. no è lui. no mi spinge lei questa cretina. smettetela che vi riempio di paccheri a tutti e due. la macchina si ferma e deve cominciare qualcosa. il movimento inutile. dentro la borsa con la cerniera aperta c'è un'altra cerniera più piccola e una penna. che lo scrive che sta diventando matta.
provo a sorridere ogni tanto co ste cose qua\'
'Ciao ragazze, scusatemi davvero, ma ho bisogno di sfogarmi e del vostro consiglio... devo sposarmi l'anno prossimo e sono iniziati da poco i lavori della casa; si tratta di un recupero di sottotetto, quindi una cosa piuttosto semplice e invece stanno venendo un sacco di problemi!! l'ultimo è stato quello delle tapparelle:il mio ragazzo lavora nella domotizzazione, quindi l'impianto deve essere per forza domotizzato, non c'è possibilità di fargli cambiare idea.. avendo per l'appartamento mansardato, non era possibile mettere le tapparelle motorizzate (su alcune finestre non c'era lo spazio per i cassonetti), così anche su consiglio di alcune di voi, abbiamo optato per le ante motorizzate e tutto sembrava risolto.. sabato per si è visto che nel salone non è possibile mettere le ante in quanto non c'è lo spazio tra una finestra e l'altra ed essendoci l'abbaino, non è possibile fare delle ante a scorrimento (scutate, ma non sono molto brava a spiegare..); l'unica soluzione sarebbero delle ante a libro (che non si possono motorizzare), quindi bisognerà mettere per forza delle tapparelle nel salone e le ante nel resto della casa.. a me questa soluzione non piace per niente, mi sembra davvero brutto!! secondo voi è così sbagliato il mio modo di pensare? io mi sforzo di capire il ragionamento del mio ragazzo e mi spiace davvero se lui pensa che io non valorizzi il suo lavoro, ma non mi sembra la fine del mondo se due ante vanno chiuse manualmente.. scusatemi davvero, so che ci sono problemi molto più grossi, ma avevo bisogno di parlarne con qualcuno e poi magari qualcuna di voi ha qualche suggerimento o idea. Grazie davvero. Roby.'